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Museo Archeologico di Napoli-Parte 2

Per avere informazioni su orari di apertura, costo del biglietto e mezzi di trasporto, leggi leggi la nostra pagina di introduzione al Museo Archeologico di Napoli.

 

Dall'Antico Egitto alla Collezione Farnese

Questa collezione egiziana è seconda per importanza in Italia solo a quella del Museo Egizio di Torino ed è stata costituita tra il secondo ed il terzo decennio dell'Ottocento grazie all'acquisizione di materiali provenienti da collezioni private e agli scavi borbonici nell'area vesuviana e flegrea. L'unico esemplare di origine egiziana della collezione Farnese è il Naoforo, una statua che ritrae un personaggio inginocchiato con un'edicola tra le mani al cui interno vi è il dio Osiride. Nelle sale XIX - XXI del Museo è esposto il nucleo più importante della Sezione egiziana , quella che appartiene alla collezione Borgia. Questa collezione mette in luce un momento di interesse per l'Egitto precedente a quello suscitato dalla spedizione napoleonica. Un'altra collezione da mettere in risalto è quella del Picchianti. La sala XX accoglie alcuni elementi del corredo funerario, una serie di oggetti votivi, e diverse stele arpocratee, lastre cui si attribuiva il potere di proteggere magicamente il loro possessore da pericoli di vario genere e dagli agguati di animali pericolosi. Fanno parte della collezione anche tre sarcofagi di fattura ed età diverse: un frammento del sarcofago in basalto di Pa-ir-kap della XXX dinastia e due sarcofagi antropoidi in legno stuccato e dipinto di epoca greco-romana contenenti mummie non pertinenti. Nella sala XXI è esposta una raccolta di iscrizioni e di calchi ottocenteschi che permette di ripercorrere i diversi modi di scrivere in uso in Egitto, dalle origini fino al demotico ed al greco. E' qui presente la celebre "Charta Borgiana", un papiro redatto in greco corsivo del II sec. d.C. Nello stesso luogo sono inoltre esibiti alcuni oggetti provenienti dalla Campania, in particolare dai siti vesuviani. La sala XXIII accoglie quattro mummie, tre della collezione Picchianti, due di adulti ed una di bambino, oltre ad un'altra concessa da Emilio Stevens. Sono inoltre esposti numerosi oggetti del corredo funebre ed una importante selezione di amuleti, tra i quali lo scarabeo, che garantiva la rinascita perpetua.

 

Collezione epigrafica

La collezione epigrafica del Museo Archeologico di Napoli è una delle più importanti nel suo genere sia per il valore dei documenti raccolti sia per il ruolo fondamentale che ha svolto nella storia dell'epigrafia. La raccolta include più di duemila documenti principalmente in lingua latina, duecento in greco e circa un centinaio nei dialetti dei popoli italici. Il gruppo più antico è quello farnesiano con circa duecentoquaranta epigrafi, nel quale convergeva la pregiata raccolta di Fulvio Orsini, dotto antiquario e bibliotecario dei Farnese.

 

Collezione Farnese- Gemme

Questa collezione conta attualmente più di duemila reperti ed è caratterizzata dal grande valore artistico di molti dei suoi esemplari e dalla presenza di una tra le più preziose collezioni storiche di glittica formatasi in Italia, ovvero quella Farnese, oltre alle circa trecentocinquanta gemme recuperate nei centri antichi della Campania. La raccolta Farnese includeva gemme provenienti da altre illustri collezioni private: le più antiche per formazione sono le meravigliose raccolte quattrocentesche del papa veneziano Paolo Il Barbo e di Lorenzo il Magnifico.

 

Collezione Farnese- Sculture

Questa importante collezione fu iniziata da Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, e continuò ad arricchirsi grazie alle donazioni, all'acquisto o alla confisca di altre collezioni. Quando morì Paolo III, la raccolta venne proseguita ed incrementata ulteriormente dal nipote, il cardinale Alessandro, tramite l'acquisto di altre collezioni (Del Bufalo e Cesarini) ed il lascito, nel 1587, dell'eredità di Margherita d'Austria, già vedova di Alessandro dei Medici e poi di Ottavio Farnese, che includeva ad esempio la collezione di gemme celebri, già di Lorenzo dei Medici, fra cui la

Tazza Farnese, e importanti sculture in marmo come le statue pergamene. Altri acquisti furono invogliati, inoltre, dal collezionista ed antiquario di fiducia, Fulvio Orsini, alla morte del quale, nel 1600, anche la sua collezione di gemme, monete e busti passò nelle mani di Odoardo Farnese. Questa abbondante quantità di materiali antichi e moderni, libri, gemme, marmi, quadri, era in gran parte custodita a Palazzo Farnese: le due statue di Ercole, due di "Flora" e due Gladiatori, erano situate sotto le arcate del cortile; il Toro era posto in un recinto speciale nel secondo cortile. Nel 1731, quando venne a mancare Antonio Farnese, il ramo

maschile della famiglia si estinse, e la collezione, attraverso Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Spagna, andò nelle mani del loro figlio Carlo di Borbone. Quando divenne re di Napoli nel 1734, Carlo di Borbone, decise il trasferimento delle raccolte parmensi nella capitale del Regno.

 

Collezione Farnese- Sculture e Ritratti romani

Ci sono molti pezzi di grande interesse in questa splendida collezione esposta nella sala XXIX del Museo come il ritratto colossale di Giulio Cesare di età traianea, originario della Spolia Christi, la zona dei Mercati e del Foro di Traiano; la cosiddetta Agrippina, un tipo derivante da una statua femminile in bronzo di divinità seduta, verosimilmente un'Afrodite della metà del V sec. a.C. attribuita a Fidia o ad Alcamene. Inoltre è possibile ammirare un busto colossale di Vespasiano, la statua di Alessandro Severo in nudità eroica, un celebre ritratto di Caracalla e un busto di Adriano con corazza.

 

Collezione Farnese- Sculture e Terme di Caracalla

Questa sezione esibisce parte dell'importante apparato decorativo scultoreo appartenente alle Terme di Caracalla, uno dei principali complessi termali imperiali costruito sull'Aventino dall'imperatore Caracalla nel corso del suo regno. Le opere certamente più famose sono il Toro, forse il più grande gruppo statuario proveniente dall'antichità, e l'Ercole, dello scultore ateniese Glykon.

 

Gabinetto segreto

La collezione presenta una serie di materiali volutamente raccolti dalla metà XVIII secolo che riguardano il tema dell'erotismo, sottratti alla vista del pubblico comune perché ritenuti scabrosi, e per questo divenuti celebri e fonte di grande curiosità. Lo stesso appellativo "Gabinetto Segreto" ha in realtà una ragione storica: con il termine "Segreto" infatti si intendeva contraddistinguere, nel periodo del Rinascimento, i luoghi, le stanze, i giardini in cui venivano raccolte le speciali collezioni che si cominciavano a formare con opere d'arte, antiche e moderne, dedicate al tema dell'amore e della sensualità. Il "Gabinetto Segreto" è stato recentemente restituito al pubblico e organizzato secondo i criteri di scelta effettuati dal Fiorelli, con il solo aggiornamento dell'esposizione dei materiali vesuviani divisi secondo parametri cronologici, iconografici e funzionali: i materiali di età preromana, la pittura mitologica, la decorazione dei giardini, la pittura dei lupanari, l'erotismo nel banchetto, gli amuleti. Il pezzo più celebre della raccolta è il gruppo marmoreo con Pan e capra, recuperato nel 1752 nella Villa dei Papiri di Ercolano.

 

Continua l'itinerario del Museo Archeologico di Napoli

 

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