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Chiesa e Piazza del Carmine

 

Immobile e fiera tra sacro e profano

Nella confusione di Piazza Mercato, tra una bancarella e un'altra e le persone che si incrociano distrattamente, si erge la chiesa del Carmine con la sua guglia dalla particolare forma "a pero".

La chiesa è l' unica presenza costante di questa piazza che muta continuamente il suo aspetto: di mattina affollata, calpestata, spesso massacrata, di notte abbandonata, spenta, triste, come un'attrice che torna sola a casa dopo un magnifico spettacolo. L'interno della chiesa era, molto probabilmente, ad aula unica con transetto poco evidente, ma fu cambiato e ridecorato diverse volte. Lo spettacolo che colpisce lo sguardo atualmente è il frutto degli efficaci interventi effettuati tra il 1755 e il 1766 dall'architetto Nicola Tagliacozzi Canale e dello stesso periodo è la facciata, opera di Giovanni del Gaizo. Il campanile fu ideato e costruito da Giovan Giacomo di Conforto e abbellito con la singolare cuspide a pera dall'architetto fra' Nuvolo. Nella chiesa ci sono diverse opere di notevole pregio artistico come la tela di Mattia Preti, La Vergine che consegna lo scapolare a Simone Stock, e quella di Solimena, I profeti Elia ed Eliseo. Di grande valore artistico è anche la sagrestia con arredi in legno, completamente affrescata da Filippo Falciatore. L'immagine della Mamma Schiavona, di epoca incerta, è posta nel tabernacolo cinquecentesco. Il pezzo più prezioso che custodisce la chiesa è senz'altro un Crocifisso della seconda metà del XIV secolo: la leggenda vuole che il Cristo ligneo abbia chinato il capo per evitare un proiettile sparato il 17 ottobre 1439 dalle truppe di Alfonso d'Aragona che occupavano la città.

 

Un tetro scenario di morte

La storia della chiesa dedicata alla Madonna Bruna è strettamente legata a quella di piazza Mercato: luogo colmo di memorie storiche e favolose, intrecciate morbosamente le une alle altre. Negli albori sfumati della storia degli inizi c'è un quadro che rappresenta la Vergine scura che sarebbe incluso in un mitico insieme di immagini dipinte probabilmente da San Luca. Nella prima metà del XII secolo la tanto stimata tavola dall'autore incerto, era il prezioso tesoro di una cappella edificata, o

riedificata, da frati carmelitani che la dedicarono a Santa Maria la Bruna. In questo periodo il cosiddetto Campo del Moricino era posto ancora al di fuori delle mura ed era semi-paludoso; fu immesso nella cerchia angioina intorno al 1270. Nel 1268 il Campo fu il tetro palcoscenico dell'impressionante decapitazione non solo del biondo e sentimentale Corradino di Svevia, ma anche di tutti i suoi compagni. In seguito a quest'episodio il Mercato sarà per secoli l'inesorabile tappa finale dei condannati a morte, spesso imprigionati nel vicino Castello del Carmine. La leggenda racconta che sia stata proprio la madre di Corradino, accorsa troppo tardi per la liberazione del figlio, a supportare economicamente l'ampliamento della chiesa per assicurare al figlio almeno una degna sepoltura. La storia testimonia che chi promosse l'espansione della chiesa e la sua rifondazione fu la seconda moglie di Carlo d'Angiò, Margherita di Borgogna, e il sovrano stesso, con una cospicua somma di danaro e la donazione del terreno ai carmelitani. L'edificazione della chiesa di Santa Maria del Carmine non avvenne prima del 1283 e continuò fino all'inizio del Trecento, con il chiostro, e fino al 1631, con il campanile, chiamato "del Pero" per la sua particolare forma. Impronte dell'originario complesso di stile gotico sono apprezzabili nel chiostro, mentre le restanti parti non conservano tracce dell'aspetto autentico della chiesa.

 

Piazza Mercato: un caleidoscopio di avvenimenti

Rinomata per le sue numerose botteghe della carta e di articoli di cancelleria, frequentatissima in particolar modo nei giorni immediatamente precedenti alla festività della Befana perché stracolma di giocattoli e dolciumi per i più piccoli, Piazza Mercato ha un cuore che batte in modo incessante ogni giorno.

La chiesa e la piazza sono tuttora le protagoniste della festa del Carmine che si tiene il 17 luglio, omaggiata dai fuochi d'artificio che emulano l'incendio del Campanile ed il suo eccezionale spegnimento grazie alla Madonna Bruna.

Nel passato anche prima che lo slargo fosse incluso nelle mura angioine, Carlo d'Angiò vi collocò il mercato, che diventerà uno dei più famosi e vivaci del Mezzogiorno. Dopo il devastante incendio del 1781 le baracche di legno furono rimpiazzate dalla struttura semicircolare in muratura che è visibile attualmente. Il perimetro della piazza include anche due cappelle, entrambe deteriorate dall'incendio e dedicate alla Santa Croce. Una individuava il luogo dove era stato ucciso Corradino e l'altra, nata più tardi, era posta sul recinto chiamato "i Morticelli", realizzato dopo la peste del 1656. Inizialmente le luci bastavano per indicare che sotto la piazza esisteva una sepoltura comune, ma con il tempo la gente cominciò a dimenticare il motivo di quel recinto, assediato in modo invadente da giochi e frivolezze varie. Piazza Mercato non fu solo commercio ma anche luogo della forca e scenario di episodi cittadini tristi e determinanti. Nel 1647 prendeva le mosse da questa piazza la rivolta capeggiata da Masaniello, che sempre qui, nel convento del Carmine, fu ucciso a tradimento. Anche la rivoluzione del 1799 trovò in questa zona il suo tragico epilogo perché tutti quelli che vi presero parte, comprese le donne, vi furono giustiziati. L'ultima a essere mandata al patibolo fu Luigia Sanfelice che riuscì a rimandare la sua condanna grazie ad una finta gravidanza, ma solo per poco, fino all'11 settembre 1800.

 

Come arrivare alla Chiesa e alla Piazza del Carmine

Piazza del Carmine si trova sul lungomare di Napoli, di fronte al porto commerciale. Ci si arriva a piedi da Piazza Garibaldi (circa 2 km) o con tutti gli autobus che vanno verso la parte est della città.

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