Arles, nel cuore della Camargue
La città Patrimonio dell'Unesco che stregò Vincent Van Gogh
Con 4 monumenti tutelati dall'Unesco, Arles è la città della Provenza con il patrimonio culturale più importante della regione. Il Teatro e l'Anfiteatro Romano sono la testimonianza della presenza romana nella zona mentre il Portale e il Chiostro della Chiesa di St-Trophime sono due grandi lasciti dell'arte romanica. Qui Vincent Van Gogh visse per molto tempo, stregato dalla luce di Arles e dai suoi cieli stellati sul fiume Rodano, dipingendo alcuni dei suoi capolavori più grandi. Partiamo quindi insieme, alla scoperta di Arles.
L'Anfiteatro Romano di Arles
Sulla sommità della collina di Arles c'è l'Anfiteatro Romano, uno dei più grandi dell'antichità, che poteva contenere fino a 20.000 persone. Alto circa 21 metri e diviso su due livelli di 60 arcate, dal 90 d.C anno della sua costruzione, ha avuto una vita alquanto travagliata. E' stato luogo di spettacoli di gladiatori e caccia, trasformato nel Medioevo in cittadella fortificata con 212 case, dal 1830 ha ospitato corride e spettacoli di tori fino a diventare Monumento Nazionale e poi tutelato dall'Unesco.

Il Teatro Romano di Arles
Ancor più dell'Anfiteatro, il Teatro Romano ha avuto una storia travagliata di cui restano ben evidenti i segni: all'origine poteva ospitare 10.000 spettatori ma di quello splendore oggi restano solo poche gradinate, i preziosi mosaici del pavimento dell'orchestra e due colonne della scena. Oggi il teatro ospita spettacoli, soprattutto durante la lunga estate culturale di Arles.
Il Foro e i Cryptoportici
Del Foro romano non resta quasi niente: se volete vedere com'era la pavimentazione, dovreste chiedere a qualche abitante o ai ristoranti della piazza di farvi scendere nello scantinato! Dell'antico colonnato che accerchiava il foro restano solo due colonne, inglobate in un palazzo. Oggi Place du Forum è il luogo più vivo di Arles, dove si tengono feste e turisti e cittadini passano il tempo seduti ai tavolini. Dalla piazza, attraverso Rue du Palais, si accede ai Cryptoportici, tre serie di gallerie scavate come fondamenta del Foro romano, ognuna larga 3.90 metri con volta a botte, disposte a ferro di cavallo (89 metri di lunghezza per 59 metri di larghezza).
Il Portale e il Chiostro di Saint Trophime
Del Patrimonio dell'Unesco fanno parte anche il portale e il Chiostro della Chiesa di Saint Trophime. Il portale scolpito in pietra, in stile "Arco di trionfo" è un perfetto esempio di tardo romanico meridionale. L'interno stupisce per l'incrocio tra romanico e gotico, l'altezza della navata centrale e alcune opere, tra cui i sarcofagi del IV secolo. Il Chiostro, a cui oggi si accede dal cortile dell'arcivescovado, ha due gallerie, in stile romanico e gotico. Le decorazioni evocano da un lato la passione e la resurrezione di Cristo e dall'altra la leggenda di San Trofimo, ispirata a un poema provenzale del XIII secolo.

Chiesa di Saint Trophime foto di Wolfgang Staudt
Informazioni per la visita
Aperto tutto l'anno dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 18
La Arles di Vincent Van Gogh
Il 16 febbraio 1888 Vincent Van Gogh arriva ad Arles in cerca di una nuova luce, per i suoi quadri ma, soprattutto per se stesso. In quindici mesi dipingerà circa 300 quadri, prima di rinchiudersi nel manicomio di Saint-Remy-de-Provence da cui uscirà per poi suicidarsi nel 1890. Di questo straordinario periodo della vita del genio ad Arles non è rimasto nemmeno un quadro ma la città gli ha reso omaggio con un Percorso Van Gogh e un Espace Van Gogh dove è possibile ammirare opere dedicate all'artista olandese. I tre quadri più celebri di queste periodo sono certamente il Caffè di Sera, la Stanza e la Notte stellata sul Rodano.
Il Caffè è ancora lì, in Piazza del Foro e non è difficile rintracciare la prospettiva da cui l'ha dipinto Van Gogh. Forse proprio in questo caffé avvenne la lite tra il pittore e il suo amico-nemico Paul Gaughin: Van Gogh gli tirò un bicchiere e nei giorni successivi Gaughin gli tagliò un pezzo d'orecchio o se lo fece da solo il pittore, non si sa. La Stanza ad Arles è forse il suo quadro più famoso: tutto è in ordine, colorato e triste allo stesso tempo, una perfetta rappresentazione della vita del pittore che si avvicinava rapidamente alla follia.






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